Storie di donne e di giardini: GERTRUDE JEKYLL, VITA SACKVILLE-WEST, LAVINIA TAVERNA

"Un giardino chiuso, mia sorella, mia sposa..." recita il Cantico dei Cantici.

E’ davvero antichissimo, il legame donna-giardino. E’ la storia a confermarlo: furono le donne, legate dal loro ruolo biologico a una maggiore sedentarietà, che ‘scoprirono’ l’agricoltura, mentre gli uomini se ne andavano a caccia. Furono indubbiamente le donne a notare per prime il rapporto tra seme e pianta, a capire i meccanismi della crescita vegetale, a sperimentare le proprietà delle diverse essenze...
Ma la conoscenza è potere, e questo gli uomini non potevano tollerarlo: si appropriarono della pratica dell’agricoltura (e fu la cosiddetta ‘rivoluzione neolitica’), relegando le donne ai margini, cioè lasciando loro le piante officinali e i fiori, considerati (come le donne!) un ornamento piacevole, ma non essenziale...
Di sicuro gli uomini hanno sempre guardato con sospetto e timore la maggiore complicità tra donne e natura. La benevola guaritrice e la fattucchiera maligna sono le due facce della stessa misteriosa creatura, la donna: il suo grembo fecondo, la sua sensibilità meteoropatica, i suoi ritmi naturali scanditi dalla luna, come le maree, e altrettanto potenti (non si è sempre circondata di divieti una donna mestruata?): tutto sembra avvicinare la donna alla natura, alla terra, alla vegetazione...
E’ una lettura femminista? Forse, ma anche molto suggestiva: pensiamo al mito mediterraneo della Grande Madre, la terra nutrice; a Cerere, dea dell’agricoltura, a sua figlia Proserpina che sta cogliendo fiori quando è rapita da Plutone, e che ogni anno torna a riportare la primavera sulla terra...
Ma il legame particolare tra donne e fiori va oltre l’idillio della grazia e della bellezza comuni a entrambi.
Un tempo le donne giapponesi imparavano l’ikebana per comunicare silenziosamente con i loro austeri mariti samurai, che non ne avrebbero tollerato le parole, soprattutto se di lamento; e molti giardini islamici, ben recintati e protetti, somigliano molto a gabbie, pur fiorite e accoglienti...
Ma le donne di cui parleremo non sono mai state in gabbia. Spiriti liberi, signore e padrone di sé stesse, hanno usato i loro giardini per esprimere la loro creatività, lasciando una traccia importante di sé.
Sono vicende diverse per epoca, ambiente e cultura: ma le accomuna l’indole energica e volitiva delle protagoniste, temperata da una gentilezza di fondo e da una attenzione agli altri che ci piace considerare la cifra distintiva di chi fa - a qualunque livello - del giardinaggio.
Vediamo dunque più da vicino queste donne straordinarie e le loro storie.

(segue nella dispensa:
GERTRUDE JEKYLL, VITA SACKVILLE-WEST, LAVINIA TAVERNA.
Storie di donne e di giardini raccontate da Gabriella Assirelli )

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