Orticolario e Poggio Castello: 3 ottobre 2019

Oltre il Giardino – Forlì propone per GIOVEDÌ 3 OTTOBRE 2019 la consueta anteprima di ORTICOLARIO preceduta da una visita al giardino di Poggio Castello di Piero Sierra a Monguzzo (CO).

Anche quest'anno “Oltre il Giardino” organizza un pullman dalla Romagna in occasione di ORTICOLARIO, l'esclusiva mostra-mercato che si svolge a Villa Erba, Cernobbio (CO).
L'inaugurazione ufficiale è prevista per il venerdì, ma nel pomeriggio di giovedì 3 ottobre avremo l'opportunità di una visita in anteprima con un'apertura riservata alla giuria e a gruppi selezionati di appassionati, su prenotazione. Approfitteremo della mattinata per scoprire un altro dei tesori del circondario, il grande giardino ai piedi del Castello di Monguzzo, guidati dal padrone di casa, Piero Sierra, fotografo e appassionato di giardini (www.poggiocastello.it/ )
Programma: partenza in pullman per Monguzzo (Como) alle

Ore 6:00 Cesena, parcheggio del Bar al Casello

Ore 6:15 Forlì, parcheggio casello autostradale (al chiosco)
Ore 6:45 Imola, parcheggio Ex-Cogne vicino al casello
Ore 10:30-12:30 visita al giardino di Poggio Castello
Ore 12:30-14:45 tempo a disposizione per il pranzo libero a Cernobbio
Ore 15:00-18:45 visita ad Orticolario

Ore 19:00 partenza per il viaggio di rientro, previsto intorno alle 23:00-23:30

Quota di partecipazione a persona (min. 30 partecipanti) riservato ai Soci € 70,00 non Soci € 75,00. Il bus è riservato ai Soci e loro accompagnatori ed esteso alle Associazioni romagnole.
Sono compresi: viaggio in pullman con due autisti, ingresso e visita guidata al giardino di Poggio Castello, ingresso ad Orticolario.
Iscrizioni da subito e fino ad esaurimento dei posti presso la Segreteria 348 2424488.

A Monguzzo, nella campagna comasca (pubblicato da Rivista "Gardenia" Novembre 2010).

Nella prima metà del Seicento un grande filosofo inglese appassionato di piante e fiori,
Francesco Bacone, aveva scritto un saggio, Of Gardens, nel quale, fra l'altro offriva consigli pratici per realizzare quello che da sempre è il sogno di tutti i proprietari di giardini: uno spazio verde bello in tutte le stagioni. Scelta obbligata di specie sempreverdi per i mesi più freddi, ricorso a crochi, giacinti, rose, aquilegie e gigli per la primavera, mentre per l'estate e l'autunno erano state suggerite le piante da frutta: dalle fragoline alle mele passando per ribes, lamponi, prugne e pere. Quasi quattro secoli dopo, l'eterno sogno di un fazzoletto di terra capace di offrire meraviglie in ogni periodo dell'anno è stato rincorso con accorgimenti decisamente più sofisticati e complessi, anche in un giardino ai piedi del castello di Monguzzo, nell'Alta Brianza. Qui, adottando quello schema 'a stanze' che ha reso celebre molti giardini inglesi del Novecento (a cominciare da Hidcote Manor), è stato progettato un sapiente puzzle di zone piantate nel modo più diverso - ma sempre in sintonia con la conformazione del terreno e il paesaggio intorno - che da gennaio a dicembre riescono a garantire un'ininterrotta e affascinante alternanza di colori e giochi di forme e volumi. Ogni zona è definita da robuste siepi squadrate di faggio (Fagus sylvatica 'Purpurea') o di Prunus lusitanica, ma anche da cortine irregolari di alberi ed arbusti che ammorbidiscono lo schema di solito un po' rigido dei giardini a stanze, e in più contribuiscono a fermare lo sguardo impedendo così che tutto l'insieme possa essere colto con un solo colpo d'occhio. Un espediente compositivo che il padrone di casa, Piero Sierra, consiglia a chi, avendo a disposizione uno spazio ridotto (come in questo caso ), voglia farlo apparire più grande. Il giardino nel bosco, per esempio, è un fresco e luminoso intreccio di tronchi, rami, foglie e fiori che si fonde senza soluzioni di continuità con alcune piante ad alto fusto che svettano al di là del confine. Qui la parte del leone è stata affidata a un drappello di alberi che danno il meglio di sé all'arrivo dei primi freddi, quando si tingono di giallo, rosso, porpora, rame, viola o arancio: carpini (Carpinus betulus) aceri (Acer nik:oense, A, platanoides 'Drummondii'), la ramificatissima Zelk:ova carpinifolia, la magnifica Nyssa sylvatica dal tronco sinuoso, il generoso Cercidiphyllum japonicum, che non contento delle sue fiammeggianti foglie autunnali le colora di bronzo anche quando spuntano in primavera. Accanto ai campioni del fall foliage hanno poi trovato posto alberi che riescono a farsi apprezzare anche quando sono completamente spogli, perché è allora che risalta al massimo la loro fantastica corteccia: a foglie bruno arancio che si arrotolano su un fondo color miele quella dell'elegante Betula albosinensis, a righe grigie e verdi quella che riveste il tronco e i rami di Acer Capillipes e a. rufinerve. Oppure alberi come Malus floribunda, Prunus serrulata e P. incisa, scelti per le loro raffinate fioriture di fine inverno, o il mitico albero dei fazzoletti (Davidia involucrata) che in primavera propone vistose brattee bianche. Sotto i rami degli alberi, tenuti a debita distanza da terra per lasciar filtrare la luce e consentire così la crescita di un rigoglioso sottobosco, è stata poi sistemata una schiera di arbusti e piante erbacee che alternano i loro "atout" da un mese all'altro: Cornus alba e C. sericea 'Flaviramea', che nelle giornate più fredde esibiscono i loro giovani rami rosso brillante e giallo acido, Magnolia Stellata, che alla fine dell'inverno illumina tutta la zona con la sua fioritura candida e poi Felci, Ellebori, fragranti Osmanthus e tappeti rosa di Erica camea che dopo essere stati in fiore per gran parte dell'inverno e della primavera cedono il passo a macchie di Erica vagans. Altrettanto affascinante l'atmosfera che si respira nel vicino "giardino dello stagno" alimentato con acqua piovana e popolato da Ninfee, Iris, Papiri, Carici, rane, pesci, bisce d'acqua e aironi. Qui gli alberi ad alto fusto dalle belle foglie autunnali sono stati confinati sullo sfondo in netto contrasto con alcune conifere dall'immutabile livrea sempreverde, mentre in primo piano si alternano le macchie di colore offerte da alcuni aceri di taglia ridotta, mescolati a Ortensie e a ciuffi di Pennisetum villosum, una graminacea ornamentale insuperabile nel catturare la luce. E poi il giardino costruito, severo, strutturato e capace di mantenere impavidamente inalterato il suo disegno anche sotto la neve: aiole geometriche definite da vialetti lastricati che si incrociano ad angolo retto, bossi giudiziosamente potati a sfera per ritmare lo spazio, colonnine di tufo nobilitate da urne di terracotta per dare verticalità all'insieme e una doppia rampa di scale perfettamente simmetrica per collegare le terrazze ricavate su un terreno in salita e sottolineare il cannocchiale visivo verso il castello di Monguzzo, che si staglia sul fondo: una versione in piccolo di un decoro che impreziosiva molti parchi barocchi del passato.

Pubblicato il