Iride in giardino. Il colore dei fiori tra scienza, arte, curiosità.

IRIDE IN GIARDINO
Il colore dei fiori tra scienza, arte, curiosità.

Che cos’è il colore
Non ricordo quando ho scoperto come nascono i bambini. Ricordo benissimo, però, quando ho scoperto come nascono i colori.
La poesia arrivò prima della fisica. Una mattina qualunque, a scuola, la prof di italiano spiegava La Pentecoste, uno degli Inni Sacri del Manzoni. Difficile immaginare qualcosa di meno attraente per ragazzi di sedici anni! Ma quattro versi (una similitudine che doveva far capire l’azione dello Spirito Santo) mi colpirono, perché non riuscivo proprio a capirli, malgrado l’apparente semplicità:

                                                   “Come la luce rapida
                                                    piove di cosa in cosa,
                                                    e i color vari suscita
                                                    dovunque si riposa”

Perché suscita? Che c’entrava la luce con i colori? Il colore era una qualità delle cose: il mio maglione rosso era comunque rosso, dovunque lo mettessi; e se spegnevo la luce, quelle rose nel vaso non avrebbero certo perso i loro colori!
Ma la nota a pié pagina, che faceva riferimento alla fisica e dava per scontata la teoria dei colori, mi costrinse a cambiare idea; all’incredulità si sostituì la perplessità, poi una sorta di eccitazione. Dunque le cose non stavano come avevo sempre creduto! Dunque senza la luce la realtà non aveva colore, e tutto si confondeva in un’unica indefinibile tinta...(ricordo che feci anche qualche esperimento, tentando di cogliere il momento in cui, all’abbassarsi della luce, anche i colori sparivano... senza naturalmente riuscire a vedere niente di diverso dal solito).

Ma allora, che cos’era il colore?
A questa domanda, non semplice come sembra, si poteva e si può rispondere in vari modi.
Un fisico, spiegandoci che è una proprietà della luce, ci direbbe come è composto un raggio della stessa; un chimico ci mostrerebbe come sono strutturati i pigmenti che lo riflettono; un neurologo ci farebbe capire come il cervello decifra i messaggi dei colori che l’occhio gli invia... Altre risposte darebbe certamente un poeta, per non parlare di un pittore.
A noi, in questa sede, basta sapere che il colore è luce riflessa, emessa dai pigmenti della superficie che la riflette.*
L’occhio umano sembrerebbe costruito in modo da percepire e registrare automaticamente quattro colori : rosso, giallo, blu, verde. I primi tre sono chiamati ‘primari’ (il verde si può infatti ottenere mescolando giallo e blu, come sanno tutti quelli che sono stati bambini in epoche meno consumistiche di questa...). Ognuno di questi colori produce una sensazione specifica e non confondibile con le altre, a differenza di quanto avviene con colori ‘composti’ come l’arancione (rosso + giallo) o il viola (rosso + blu).
Il colore che coincide perfettamente col punto focale dell’occhio, quello che non necessita di messa a fuoco ma viene naturalmente percepito (si dice infatti che ‘riposa lo sguardo’) è il verde.

È comunque vero che, quando nessuno li guarda, i colori non esistono. Che

“il colore entra nel mondo al mattino ed esce alla sera. Il nostro sguardo è fecondatore. [...] Noi conosciamo l’apparenza del mondo attraverso quello che le cose del mondo rifiutano. Lo conosciamo in negativo. Gli oggetti riflettono selettivamente la luce: una parte l’assorbono, e non la vediamo, una parte la riflettono, e la vediamo”.

Queste considerazioni, così suggestive ma scientificamente ineccepibili sono di Narciso Silvestrini, oggi docente di Disegno Industriale ad Architettura a Milano, che il colore ha studiato per una vita.
Noi parleremo del colore dal nostro punto di vista, quello del giardiniere.

(segue nella dispensa:
Iride in giardino. I colori dei fiori tra scienza, arte, curiosità, raccontati da Gabriella Assirelli)

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