I viburni

I VIBURNI

Una pianta per tutte le stagioni raccontata da Gabriella Assirelli

Il primo amore

“E s’aprono i fiori notturni
nell’ora che penso ai miei cari.
Sono apparse in mezzo ai viburni
le farfalle crepuscolari "
(G.Pascoli, ‘Il gelsomino notturno’)

Ecco. Deve essere stato questo il mio primo incontro con i viburni: a scuola, in un’età in cui la botanica occupa, nella lista degli interessi, uno degli ultimi posti. Del resto la nota a piè pagina (che diligentemente avrò letto) diceva soltanto: ‘arbusti con grossi fiori bianchi’. Così viburno rimase ancora per me un indefinito ‘oggetto’ verde, appena uno sfondo per il volo delle ‘farfalle crepuscolari’; anche se il suono della parola era piacevole e un po’ misterioso, forse per via della ‘v’ iniziale e della cupezza della ‘u’ centrale.

Ma se il primo incontro con i viburni non ebbe conseguenze, il secondo me lo ricordo benissimo.
Era la fine degli anni ‘70. La nostra casa era appena terminata, e quel po’ di terra che aveva attorno non somigliava ancora a un giardino, benché ospitasse un tiglio, un’acacia (entrambi striminzitissimi: l’ombra del tiglio era appena sufficiente per il nostro gatto!), una lunga siepe di pittosporo e due file di rose (la bonaria ‘Peace’ e la più rigida ‘Regina delle Rose’).
Era una bella giornata di febbraio, e forse la smania di primavera, forse l’insoddisfazione per la piantagione ‘militaresca’ che il vivaista aveva fatto (ma gli avevamo lasciato carta bianca, anche se adesso mi sembra impossibile...) mi spinsero a visitare un altro vivaio, questa volta a Forlì. C’era mio marito con me, che pazientemente mi assecondava in queste prime ricerche (ancora non immaginava quanta parte avrebbe avuto il verde nella nostra vita!).
Per chi come noi ancora sapeva poco di piante, quel giorno il vivaio non offriva granché di interessante: era presto per le fioriture spettacolari delle forsizie e delle cidonie, e i cespugli sopravvissuti all’inverno erano poco più di anonimi intrecci di rami che non significavano nulla per il profano. Le etichette erano scarse e laconiche (vecchio vizio dei vivai...), ma onestamente anche una più accurata classificazione forse sarebbe servita a poco.
Ed ecco l’incontro fatale. Una nuvola di fiori rosa (la prima impressione fu visiva) e un’ondata di profumo ci fecero fermare di botto vicino a una pianta sconosciuta.

(Segue nella dispensa
I VIBURNI. Una pianta per tutte le stagioni raccontata da Gabriella Assirelli)

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