Ho visto un giardino felice

Ho visto un giardino felice…

Hummelo

“Manibus date lilia plenis”…

“Spargete gigli a piene mani”… E’ stato Virgilio a darmi le parole per dirlo; per esprimere ciò che ho provato visitando Hummelo, il vivaio-giardino di Piet Oudolf, in un giorno di fine giugno 2009.
“A piene mani”, perché il giardino traboccava di piante fiorite; e mentre camminavo non solo si offrivano al mio sguardo, come in ogni altro giardino, ma mi circondavano, avvolgendomi quasi in un abbraccio.
Era una sensazione nuova, che non ho compreso subito. Che cosa c’era lì di diverso? Perché mi veniva in mente Alice nel Paese delle meraviglie?
Ho capito poi che era una semplice questione di misure. Solo che non ero io ad essere rimpicciolita, ma le masse fiorite ad essere cresciute in altezza. La sensazione era proprio quella di essere in mezzo a una sorta di “prato sovradimensionato, fitto come un vero prato, ma alto due metri”, per dirlo con le parole di Guido Giubbini. E se Alice, forse, si era spaventata, io ero sopraffatta, oltre che dalle piante, dalla meraviglia.
“Felice. Questo è un giardino felice”, ho pensato. Felice alla latina (Campania felix, Arabia felix), cioè fertile, fecondo; ma felice anche per la sensazione di benessere e di gioia che le piante trasmettevano al visitatore.
Ho ricordato le parole di Vita Sackville-West sui giardini ‘prodighi’: “Amo la generosità ovunque mi capiti di trovarla… Detesto vedere cose stentate e meschine”. Hummelo, lo avrebbe amato molto.

(Segue nella dispensa
Ho visto un giardino felice. Hummelo, Piet Oudolf e i suoi giardini, di Gabriella Assirelli - gennaio 2010)

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