Giardini nel tempo

Giardini nel tempo. Dall'Eden a Versailles a Giverny a Disneyland, un percorso alla scoperta delle regole dell'affascinante gioco del giardino

GIARDINI NEL TEMPO

“L’uomo continua a creare giardini per realizzare -in modo effimero o duraturo- la sua inappagata brama di un mondo negato”
(Rudolf Borchardt)
Quale immagine mentale ci suscita la parola ‘giardino’?

Pensiamo a uno spazio chiuso, magari protetto da un muro, una sorta di hortus conclusus medioevale? Oppure a uno spazio aperto, che si fonde col paesaggio circostante?

E’ un’immagine ordinata e simmetrica o informale e -almeno in apparenza- casuale? Ci sono aiuole, vialetti e siepi ben potate o assomiglia a un bosco, naturale e un po’ selvaggio?

Sicuramente i nostri giardini immaginarî sono tutti diversi fra loro - così come non esistono nel tempo e nello spazio due giardini veri perfettamente uguali. Non solo. Chiamiamo ‘giardino’ quello della reggia di Versailles o di Caserta, così come il fazzoletto di terra attorno al nostro condominio di città, o alla nostra villetta al mare; è uno splendido giardino il Ryoan-ji vicino a Kyoto (una distesa di sabbia e rocce, con le piante solo nello sfondo) così come Sissinghurst, il lussureggiante giardino a stanze di Vita Sackville-West... Insomma: se parliamo di giardini, la parola chiave sembra proprio diversità.

Eppure...


Eppure è possibile ricondurre tutti i giardini, tutti i giardini del mondo e della storia a due soli modelli, due soli archetipi, due Ur- giardini.
Il primo è il modello di un "paradiso" (ricordiamo che il persiano, da cui la parola deriva, ha un solo termine per giardino e paradiso; e anche in greco paradeisos vuol dire giardino...) ordinato e simmetrico: uno spazio quadrato diviso in quattro parti da una sorgente d’acqua centrale che si diparte in quattro canali diretti ai punti cardinali. I quarti così ottenuti possono dividersi -a seconda dello spazio disponibile- in ulteriori quarti, e così via, sempre mantenendo lo schema ortogonale del reticolo caro all’Islam così come ai Romani...
Questo giardino è circondato da un muro, per escludere il mondo circostante. Fermiamoci un momento sul senso di questo diaframma: è facile capire che connota l’opposizione ordine/disordine, refrigerio/siccità, pace/guerra, rigoglio/deserto... E’ il giardino persiano (lo stesso schema del resto si ritrova nei loro tappeti, ripetuto in mille varianti) ma anche babilonese, egizio, arabo (e poi spagnolo); è il giardino medioevale, ma anche -mutatis mutandis- quello rinascimentale, all’italiana.

(Segue nella dispensa

Giardini nel tempo. Dall'Eden a Versailles a Giverny a Disneyland, un percorso alla scoperta delle regole dell'affascinante gioco del giardino, di Gabriella Assirelli - gennaio 2010)

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