Chi Siamo

“Il Mignolo Verde” è un’associazione culturale nata a Cesena nella primavera del 2000 con lo scopo di diffondere il gusto e la cultura del verde. Conta a tutt’oggi (ottobre 2014) 170 iscritti; organizza corsi, conferenze e incontri a tema, visite guidate a giardini, orti botanici, vivai, mostre floro-vivaistiche, e altre iniziative legate al verde e al giardino.
Si sostiene con le quote d’iscrizione dei soci e con il loro volontariato; la quota associativa di 26 euro, rimasta invariata dal 2000 al 2008, è passata a 28 euro dall'anno 2009 ed è tuttora la stessa.

I soci godono di agevolazioni e sconti nelle librerie, nei vivai e nei negozi convenzionati nonché nelle gite e nei viaggi organizzati dal Mignolo Verde, le cui iniziative sono comunque aperte a tutti, iscritti e non iscritti, salvo indicazioni contrarie.

Il programma delle attività è spedito ai soci via e-mail all’inizio delle attività. Tutti possono però averlo richiedendolo allo IAT (Piazza del Popolo, Cesena), all'edicola accanto al Bar Tiffany, nonché naturalmente alla nostra sede.


Come eravamo:

marzo 1998 - Gli appassionati di giardinaggio che due anni dopo daranno vita al "Mignolo Verde"

Perché parliamo d'alberi

“Che tempi sono questi, quando parlare d’alberi è quasi un delitto, perché su troppe stragi comporta silenzio? Davvero vivo in tempi bui...” (B.Brecht)

E’ vero, i nostri tempi sono indubbiamente bui. E l’idea di un gruppo di persone che si ritrovano per parlare di betulle e gelsomini, tigli e tulipani rischia di sembrare quanto meno frivola.
Eppure... Eppure sono convinta che Brecht avesse torto. Non è mai sbagliato ‘parlare d’alberi’. Non sono frivoli e inopportuni - in questi tempi bui - i discorsi sul giardino. Prima di tutto perché questi discorsi non ne escludono comunque altri, gravi ed urgenti; ma più ancora perché occuparsi di giardino è una cosa seria, almeno quanto altre attività a cui tutti riconosciamo importanza e dignità: la politica, ad esempio.

Il giardinaggio (ma già il termine italiano è riduttivo, evoca scenari piccolo-borghesi, da tagliaerba della domenica mattina... Il ‘gardening’ inglese ha altra tradizione e dignità), il giardinaggio, dicevo, non è solo un hobby. E’ uno dei rari momenti in cui possiamo sentire da vicino il respiro della natura, e toccarne con mano il mistero e la forza (ieri c’era solo un seme, oggi due foglie nuove e lucenti, domani -forse- un cespuglio fiorito).
Nel giardino ci sentiamo parte di un progetto, elementi di un disegno più vasto, misterioso e potente; e se nell’immediato cogliamo solo la caducità delle cose (quanto dura una rosa? Davvero lo spazio di un mattino...) continuando ne capiamo l’eternità.
Il giardino insegna la pazienza e l’attenzione. Ci riconduce all’essenziale, se sappiamo ascoltarlo. Ci mostra che avremo in proporzione di quello che daremo (in tempo, cure, attenzione). Ci fa capire che la natura può essere modificata, ma che è sempre sua l’ultima parola.
Il giardino risponde - quietamente e però con assoluta autorevolezza - alla domanda di senso che l’uomo di oggi avanza.

Certo, ci sono molti modi di vivere il giardino. Possiamo anche comprarlo “chiavi in mano”, lasciando fare tutto al vivaista. Possiamo volerlo bello e appariscente, considerarlo uno status symbol, né più né meno di un’auto di lusso o di un guardaroba firmato. Giardini di questo tipo ce ne sono tanti; si somigliano tutti, sembrano i dépliants pubblicitari di architetti di giardini o vivaisti di grido. E’ questo che vogliamo per noi?

Guardiamo i piccoli giardini davanti alle banche: nascono in poche ore (si chiama “pronto effetto”, ed è una mostruosità per chi abbia un minimo di spirito giardiniero); possono essere anche gradevoli da guardare, ma sono -come i loro fratelli più grandi ‘alla Paghera’- asettici, sterili; non trasmetteranno mai un’emozione, perché sono nati da un contratto, e non da un amore.
Se abbiamo un po’ di terra (due cassette sul davanzale o un ettaro di terreno, è la stessa cosa) cerchiamo di farne qualcosa di nostro; cogliamo l’occasione per incontrare la natura e per creare un po’ di bellezza intorno a noi: ci consolerà nei momenti bui e renderà perfetti quelli felici.
Senza fretta, rispettando i tempi della natura.
Senza superbia per i nostri successi (per non attirare l’invidia degli dei: basta una cavalletta a demolire il lavoro di mesi!).
Senza invidia per l’erba del vicino (se è più verde della nostra, forse è ‘dopata’ chimicamente: che ce ne faremmo, di un’erba così falsa?).

Insomma: non vi sembra che il giardino possa essere una splendida scuola di vita?

Gabriella Assirelli
(presidente del “Mignolo Verde” )

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