Cacciatori di piante. Storie avventurose di esploratori botanici raccontate da Gabriella Assirelli

Buon Dio! Quando penso al triste destino
di così tanti appassionati di botanica
sono tentato di chiedermi
se sono in possesso delle loro facoltà mentali
uomini che così temerariamente rischiano la vita e tutto il resto
per la loro mania di raccogliere piante."


Così scriveva il grande Linneo nel 1737; e a maggior ragione noi - che conosciamo anche le avventure degli esploratori che vissero dopo di lui - potremmo far nostro il suo rammarico. Ma non c’è solo follia, in queste storie. C’è il desiderio di dare un senso alla vita, di lasciare una traccia, di vivere una passione...
E’ un mondo variegato e affascinante, quello dei ‘cacciatori’ di piante. Ci sono tra loro santi e peccatori: cavalieri di ventura che soffrirono pene indicibili alla ricerca del novello Graal di una specie botanica sconosciuta; avventurieri senza scrupoli che allo stesso scopo commisero incredibili bassezze; ricchi aristocratici che diedero fondo ai loro patrimoni per finanziare spedizioni botaniche in terre ignote; giovani ‘irrequieti come il corvo di Noè’ (Whittle) che nati in villaggi sperduti percorsero il mondo in lungo e in largo in nome della scienza e dell’avventura... Troveremo di tutto, in questo breve viaggio fra i cacciatori di piante.

Cercatori di piante ci sono stati in ogni epoca. La prima che si conosce fu la regina egizia Hatshepsut, che verso il 1500 (a.C.!) organizzò una spedizione in Somalia (allora chiamata ‘Terra di Punt’) alla ricerca dell’albero dell’ incenso (Boswellia thurifera), con tale successo che meritò un’iscrizione sulle pareti del tempio di Karnak, tuttora visibile.
Fu grazie alle campagne militari di Alessandro Magno che arrivarono in Europa il pioppo cipressino e la rosa persiana gialla doppia: i soldati, ma anche i marinai e i mercanti, finivano per portarsi a casa delle piante: perché erano belle, o buone, o medicamentose.
Naturalmente anche i Romani, come tutti i conquistatori di terre lontane, trovarono e riportarono in patria piante sconosciute (rose e peonie coltivate, ad esempio).
In epoca medievale, poi, ricordiamo almeno Alberto Magno (1193-1280), teologo e scienziato tedesco, frate domenicano, che in obbedienza al voto di povertà dell’Ordine si spostò sempre a piedi, studiando così la flora di gran parte dell’Europa del Nord. (Commenta Whittle: "Doveva essere stato proprio benedetto dal cielo per vagare alla ricerca di esemplari per strade e sentieri infestati da assassini, sopravvivere e scrivere sette lunghi volumi di storia naturale!" In effetti, divenne santo e dottore della Chiesa...)
Nel Rinascimento, una vera e propria spedizione botanica, con tanto di pittore al seguito, fu quella organizzata da un ricco medico nonché botanico dilettante di Francoforte, von Cube, nel 1485; l’itinerario era ambizioso (Italia, Balcani, Creta, Rodi, Cipro, Terra Santa, Egitto), ma la spedizione ebbe successo, e i risultati servirono poi ai ‘padri’ della botanica tedesca, Bock, Brunfels, Fuchs.
Ma noi ci occuperemo di una categoria particolare di cercatori: gli esploratori botanici, che per la loro tenacia, il loro sprezzo del pericolo, il loro fanatismo (ma quale passione non ha in sé un po’ di follia?) è più giusto definire cacciatori di piante.

(segue nella dispensa:
"Cacciatori di piante" - Storie avventurose di esploratori botanici raccontate da Gabriella Assirelli)

Pubblicato il