Altezza mezza bellezza

‘ALTEZZA MEZZA BELLEZZA’
Rampicanti soliti e insoliti per i nostri giardini provati da
Gabriella Assirelli


"Un medico può seppellire i suoi errori, ma un architetto può solo piantare un rampicante".
Spiritoso, Frank Lloyd Wright! D’altronde, la frase del geniale architetto è assolutamente vera: possiamo usare i rampicanti per mascherare, nascondere, ammorbidire muri di nudo cemento, pali, capanni, brutte recinzioni, contatori... Col rampicante giusto, si può in qualche modo rimodellare il nostro paesaggio, e più velocemente che con qualsiasi albero o cespuglio.
Ma i rampicanti hanno anche altre funzioni, più nobili, se vogliamo: possono fare da schermo per offrirci un po’ di privacy, creare una zona ombrosa che ci permetta di godere il giardino anche nella stagione calda, e soprattutto sono in grado di regalarci scenari di pura bellezza: ognuno di noi ha nella memoria un rampicante spettacolare, siano i glicini o le bignonie o i caprifogli della nostra infanzia, le bougainvillee delle vacanze al Sud, le pareti verdi di un viaggio in Inghilterra...
Come dice Pizzetti, "il rampicante rappresenta nei nostri giardini […] il morbido che spezza l’angoloso, il ridondante che si oppone al troppo geometrico: coi suoi profumi, e molti sono profumatissimi, coi suoi colori, e molti sono coloratissimi, il trionfo dell’elemento sensuale".
Guardiamola allora un po’ più da vicino, questa categoria di piante.
Innanzitutto, che cos’è un rampicante?
‘Rampicante’ è una definizione di comodo che comprende piante appartenenti alle più diverse famiglie botaniche: Convolvulacee, Vitacee e Leguminose sono forse le più rappresentate, ma ci sono rampicanti un po’ ovunque, "dalle palme alle zucche" come dice Guglielmo Betto.
In comune tutti i cosiddetti rampicanti hanno un fusto strutturalmente troppo debole per reggersi da solo, senza un sostegno. Ma questa apparente debolezza (frutto dell’adattamento all’ambiente) diventa un’arma vincente nella lotta per la sopravvivenza.
Facciamo un passo indietro.
Verso il 1865 Charles Darwin, incuriosito dal comportamento dei rampicanti, cominciò a studiarli, giungendo a conclusioni fondamentali, tuttora valide. Ne rammentiamo qualcuna:
- i rampicanti sono divenuti tali per arrivare alla luce;
- per aggrapparsi a qualcosa che li sostenga hanno elaborato strumenti strategici;
- per trovare il sostegno spostano l’apice vegetativo con un movimento ellittico continuo chiamato circumnutazione.
Ma a proposito di quest’ultimo fenomeno sentiamo lo stesso Darwin raccontare le sue osservazioni su una Ceropegia gardneri, una piccola Asclepiadacea ricadente (il genere Ceropegia è abbastanza comune anche oggi come pianta da appartamento):
"Poiché faceva caldo, mi fu possibile metterla sul mio tavolo da lavoro, e fu uno spettacolo interessante osservare il lungo germoglio descrivere giorno e notte un gran cerchio alla ricerca di qualcosa a cui attorcigliarsi".

(segue nella dispensa:
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